Come vengono installate le tecnologie investigative a 12 V all'interno delle auto in modo rapido e senza generare errori che restano in memoria nelle centraline?
Le centraline di bordo delle auto (dette anche ECU - Electronic Control Unit, o computer di bordo) sono divenute veri e propri cervelli elettronici che gestiscono, controllano e ottimizzano le funzioni di un'automobile moderna. Rilevano e memorizzano ogni anomalia, anche senza segnalarla al guidatore. Tutto questo può essere visto da meccanici ed elettrauto, connettendo uno scanner diagnostico ad un'apposita presa universale detta OBD.
Spesso le tecnologie investigative alimentabili a 12V vengono installate fisse nelle auto ricorrendo al fai da te: questo assicura rapidità, discrezione e indipendenza da terzi. Ma, oltre a possibili danni all'impianto elettrico del veicolo, il fai da te espone al rischio di prelevare la tensione 12V per alimentare il dispositivo in un punto sbagliato.
In questi casi inizialmente tutto sembra funzionare bene. Ma la centralina controlla nell'ombra: può capitare ad esempio che rilevi un'assorbimento di corrente anomalo e memorizzi l'errore senza segnalare nulla al guidatore e senza interrompere la linea. Oppure che interrompa automaticamente la linea dopo 10-30 minuti che il veicolo è parcheggiato. In altri casi gestisce la linea con MOSFET o driver di potenza, quindi interrompe l'alimentazione solo quando il dispositivo assorbe più corrente del normale e la ripristina successivamente. Ma ci sono anche casi in cui l'installatore va ad interferire con i cavi dati CAN/BUS dell'auto, con conseguenze imprevedibili. Oppure ci sono spie e avvisi che appaiono all'improvviso ore o giorni dopo l'installazione, solo al verificarsi di determinate circostanze.
Premessa: decliniamo ogni responsabilità per quanto andremo a vedere. Questo blog ha uno scopo informativo per difendersi dai controlli indesiderati in auto. Non incoraggiamo il fai da te sull'impiantistica elettrica né attività illecite.
L'invasività delle centraline e la necessità di installare nel minor tempo possibile stanno imponendo l'adozione di nuove strategie. La più semplice, ma non l'unica, consiste nel prelevare corrente dalla presa OBD dell'auto: ironia della sorte, si tratta proprio della presa universale alla quale vengono connessi gli scanner diagnostici per leggere le anomalie!
Il PIN 16 delle prese OBD di solito fornisce corrente 12V anche quando il veicolo è parcheggiato (non in tutte le auto ma nella stragrande maggioranza). E' un PIN protetto da fusibile 5 o 7.5 ampere. Supporta assorbimenti fino a 2 ampere senza difficoltà e senza generare errori in centralina (a patto che non siano assorbimenti continui e costanti ma brevi e saltuari, come succede ad esempio con localizzatori e microspie). Va detto inoltre che questo PIN nasce ed è omologato proprio per alimentare dispositivi. Quindi non parliamo di un uso tecnicamente improprio, che può impattare sulla garanzia dell'auto o generare pericoli, ma del normale uso di questo PIN.
Per il contatto negativo viene sfruttato il PIN 4. Un errore comune, se l'installatore è inesperto o molto distratto, è l'uso del PIN 5 anziché 4. Questo può nascere anche dal fatto che entrambi i PIN riportano la scritta "GROUND" nelle specifiche universali. Ma sono contatti negativi concettualmente diversi: il PIN 5 è una massa logico/elettronico isolata (o comunque dedicata ai circuiti delle centraline). Serve a fornire un riferimento di massa pulito e stabile per piccoli sensori e comunicazioni digitali CAN/BUS, filtrata da disturbi elettromagnetici e segnali spuri. Il PIN 4 è invece una semplice massa "da carico", quindi adatta ad alimentare dispositivi e presente nelle prese OBD esattamente per questo scopo. Può capitare che tutto funzioni anche sul PIN 5, ma resta comunque un errore critico di installazione.
Ovviamente è tutto nascosto: la presa OBD rimane originale, integra e apparentemente inutilizzata. In fase di installazione viene infatti sfilata dal cruscotto e vengono individuati i due cavetti posteriori corrispondenti ai PIN 4 e 16. Poi questi cavetti vengono spellati per un paio di centimetri (non tranciati), messi a contatto elettrico con le terminazioni del cavo di alimentazione del dispositivo e isolati con nastro isolante. Una volta riposizionata la presa OBD tutto torna esattamente come prima: se uno scanner diagnostico o un altro dispositivo vengono connessi alla presa funzionano normalmente. Al punto che, se la presa non viene sfilata e ispezionata, anche un elettrauto o un meccanico non possono accorgersi di nulla.
Per evitare che salti il fusibile della presa OBD, ad esempio in caso di malfunzionamento del dispositivo nascosto, e per elevare ulteriormente la sicurezza, lungo il cavo positivo di alimentazione del dispositivo (nelle vicinanze del contatto con il cavetto del PIN 16) viene inserito un fusibile rapido (non un fusibile automobilistico) da 2.5 o 3 ampere. Questo evita anche che l'eventuale distruzione del fusibile primario venga rilevata e memorizzata dalla centralina.


